Storia e Cultura

L’utilizzo della peonia è presente fin dall’antichità, unendo la leggenda al mito. In Cina erano già note e amate nel VI secolo e furono addirittura poste sotto la protezione imperiale. La sua venuta in Europa invece può essere collocata nel periodo dei “grandi viaggi” e la prima testimonianza dell’arrivo della peonia arborea fu intorno alla seconda metà del ‘700 a Londra, mentre quella erbacea era già conosciuta fin dall’antichità in quanto alcune specie sono originarie del continente. Le prime coltivazione furono iniziate in Francia, Inghilterra e Stati Uniti nella prima metà dell’800. Dal momento in cui si diffuse ebbe subito grandissimo successo, e grandi botanici e studiosi riuscirono ad ibridarle con stupendi risultati.  Le specie arboree nascono spontaneamente solo in Cina, dove già dal I secolo a.C. fino al ‘600-‘700 d.C. venivano utilizzate per scopi medicinali e curativi; la bellezza e il fascino dei loro fiori la portarono addirittura ad essere considerata il simbolo dell’impero.

Un nome che le è stato attributo sin dai tempi più antichi è stato quello di “Regina dei fiori”. Tutto nasce dalla leggenda della capricciosa imperatrice cinese Wu Tutian, quale voleva imporre il suo dominio anche al mondo vegetale, così un giorno ordinò a tutti i fiori di sbocciare insieme in pieno inverno inchinandosi alla sua regalità. Soltanto la peonia si ribellò all’ordine, così l’imperatrice adirata da questo rifiuto, fece estirpare tutti gli esemplari presenti nel suo regno, esiliandole sui freddi monti del Gansu. Nonostante il rigido inverno che dovette affrontare, in primavera la peonia sbocciò con i fiori più belli mai visti fino a quel momento, così l’imperatrice colpita dal suo splendore decise di nominarla regina dei fiori. La peonia divenne il fiore più importante dimostrando la sua forza nonostante i climi e i terreni più sfavorevoli.

La nascita della peonia arborea viene addirittura da molti considerata sovrannaturale, nella riserva naturale della Montagna dei Diecimila Fiori, possiamo trovare una serie di padiglioni dove viene illustrata la sua leggenda, la quale narra che le peonie nacquero dall’unione di due delicatissime creature celesti con due contadini di quella regione. Una volta che queste furono richiamate in cielo le donarono ai due contadini (Osti, 1997).

 LA PEONIA ARBOREA IN CINA

Nel sesto secolo d.C. i Cinesi distinsero la peonia in due tipologie, le Mou Tan ovvero le arboree e le Sho Yo ovvero le erbacee. Mou Tan significa “fiore scarlatto maschio”, venne così chiamata perché la sua propagazione veniva effettuata attraverso la divisione radicale e perché il fiore scarlatto era considerato quello più importante. Erano conosciute anche come Muh Sho Yo (“Fiore arbustivo più bello”). Mentre Sho Yo era le peonie più comuni, quelle erbacee, sono considerate le antenate delle varietà di  P. lactiflora specie erbacea di origine cinese. La prima, poiché considerata la più bella, veniva chiamata “ il re dei fiori”, mentre la seconda, l’erbacea, “ministro dei fiori”. Un autore cinese nel 536 d.C. disse che le peonie Mou Tan erano originarie della parte orientale della provincia di Sze-Chuan e dell’adiacente parte meridionale della provincia di  Shen-Si. Circa cento anni dopo, nel 656 d.C. , uno scrittore di filosofia naturale cinese, confermò la notizia. Prima del 600 d.C. la peonia era utilizzata esclusivamente per usi medicinali, ma durante il regno dell’imperatore Yang Te (605– 616 d.C.), considerato grande conoscitore del mondo vegetale, fu introdotta come pianta ornamentale nei giardini. Nel 700 d.C. in un’antica opera cinese intitolata “L’origine delle cose e delle questioni”, veniva riportato che il numero di varietà coltivate era aumentato in maniera esponenziale, tanto che era possibile trovare le peonia sia intorno alle capanne dei povere sia intorno le case dei ricchi. Fu l’imperatore Gow Yang Sew, nel XII secolo, che notando questa diffusione capillare decise di creare un registro genealogico (Mou Tan Poo) nel quale venivano riportate le caratteristiche botaniche e l’origine di ogni pianta che veniva coltivata. Durante la dinastia Tang (618 – 906 d.C.) la peonia acquisì grandissima importanza tanto da essere venduta a prezzi estremamente elevati. I poeti iniziarono a lodare la sua bellezza nelle loro opere e gli imperatori decisero di metterla sotto la loro protezione, tanto che i campi dove veniva coltivata venivano consacrati e divenivano luoghi religiosi. Lo studio delle peonie divenne il diletto preferito dalla nobiltà, dai letterati e dei ricchi; il valore di alcune varietà era al di sopra dei tassi di baratto, come ad esempio la peonia chiamata Pe Leang Kin veniva venduta per cento once d’oro. Altre varietà erano considerate veri e propri tesori e molto spesso veniva offerta una peonia come parte della dote matrimoniale. Quando l’imperatore Yong-Lo della dinastia Ming (1368 – 1644 d.C.) spostò la corte imperiale a Pechino, intorno alla fine del quattordicesimo secolo, ordinò che ogni anno venissero portate le peonie da How-Kow-Ang; al loro arrivo si teneva una cerimonia solenne e questo rito durò per molti secoli. Alcuni scrittori cinesi hanno affermato che le peonie arboree che crescevano in Cina erano bianche, rosa, rosse e lilla ma per gli amanti di questa pianta divenne un ossessione possederne una di colore giallo. Non riuscendo ad ottenere botanicamente questo colore tentarono di colorare i petali delle varietà bianche con coloranti e provarono addirittura ad avvolgere i petali con carta gialla nella speranza che questi ne prendessero il colore. Il portamento naturale della peonia è cespuglioso, ma attraverso attente potature i cinesi riuscirono a conferirgli le forme più diverse. Riuscirono attraverso attente forzature a farle fiorire in estate , in autunno e in inverno. Nell’arte e nella letteratura cinese la peonia, fin dall’antichità, ha avuto un posto di grande rilievo: nell’arte ceramica, tessile, pittorica e poetica era un soggetto molto rappresentato e descritto. La bellezza del colore e le sue varie forme di fiori le hanno conferito per molti secoli un fascino irresistibile soprattutto per gli appassionati di piante. Nella tradizione cinese ogni mese dell’anno era rappresentato da un fiore: il pruno per gennaio, il pesco per febbraio, la peonia arborea per marzo, il ciliegio per aprile, la magnolia per maggio, il melograno per giugno, il loto per luglio, il pero per agosto, la malva per settembre, il crisantemo per ottobre, la gardenia per novembre e il papavero per dicembre. Dai tre fiori che formavano ogni stagione, fu deciso di selezionarne solamente uno per poterla rappresentare, così fu scelta la peonia arborea per la primavera, il loto per l’estate, il crisantemo per l’autunno e il pruno per l’inverno. Così questi quattro fiori divennero i soggetti preferiti nelle diverse forme di arte cinese.  Venivano spesso usati nella ceramica per decorare le quattro facce dei vasi quadrangolari o per i quattro pannelli laterali delle ciotole; ma li troviamo anche nelle fantasie di velluti, broccati e tessuti di seta e in molti altri campi. Molto spesso le fenici, i fagiani e i pavoni venivano raffigurati con la peonia, questa combinazione venne anche ricamata con grande abilità e maestria su gli articoli dei corredi delle principesse imperiali. In alcuni casi veniva raffigurato il gallo insieme alla peonia, questa associazione fu scelta perché entrambi i soggetti sin dai tempi più antichi erano considerati di grande importanza. Anche il leone, uno dei soggetti preferiti nell’arte ceramica cinese, molto spesso era rappresentato con una grande e folta chioma mentre si contorce gioiosamente tra le peonie. Nel periodo Han (206 – 220 d.C.), le arti decorative non avevano ancora raggiunto il loro massimo splendore, però nei bassorilievi dell’epoca troviamo raffigurati volatili facilmente distinguibili come fenici e fiori che con un po’ di immaginazione possono essere considerati peonie. Il bassorilievo del Wua-Shantung, del 147 d.C., ne è un esempio. Nel periodo Sun (960– 1279 d.C.) tra i disegni che venivano fatti sulle ceramiche possiamo trovare molto spesso le fenici che volano tra le peonie, anche nei servizi da tavola come ad esempio sul fondo dei piatti molto spesso venivano incisi sia fiori di loto che di peonia. Nel periodo Ming (1368 – 1644 d.C.) quando le lavorazioni delle ceramiche in Cina raggiunsero i loro massimi livelli, nella maggior parte delle opere colorate la peonia era il soggetto che veniva maggiormente raffigurato. Con il progressivo miglioramento dell’arte ceramica la peonia venne raffigurata sempre più frequentemente come tema centrale delle opere nella sua bellezza e sempre più realistica (Harding, 1936).

 LA PEONIA ARBOREA IN GIAPPONE

Molte peonie arboree furono portate in Giappone all’epoca della creazione del registro genealogico in Cina, con il nome Botan (probabilmente una traduzione di Moutan); diventarono subito tra le piante ornamentali più utilizzate e anche ad oggi hanno mantenuto la stessa importanza. Da subito i Giapponesi scoprirono le qualità curative della peonia arborea tanto che la sua produzione divenne un importante polo commerciale grazie alle sue ingenti vendite. Le province di Yomato e Yamashiro fornivano grandi quantità di fiori e radici per la propagazione. Il distretto di Nara a Yomato divenne famoso per le sue peonie che producevano fiori magnifici, molte delle quali erano vendute a cifre molto elevate.  A Yokohama, nei distretti vicino a Tokio, vi erano i migliori esemplari favoriti dal clima più freddo e, proprio per questo, i colori e le forme dei fiori erano le migliori. Intorno al 1700 d.C. Ito Fui, un giardiniere giapponese, abile sia con la vanga che con la penna, scrisse istruzioni molto dettagliate e precise per le cure della peonia arborea e i metodi per poterla propagare sia per talea che per innesto. Nella cultura giapponese la peonia è seconda solo al crisantemo. L’ottantesimo giorno dopo il primo gennaio gli agricoltori giapponesi iniziano le loro operazioni agricole, poco dopo questo inizio la peonia arborea fiorisce e i suoi meravigliosi fiori sono visibili in tutto il Paese, infatti vi sono più di cinquemila mostre nelle quali le peonie vengono disposte in scale cromatiche così da creare visioni fantastiche. La peonia arborea insieme all’iris, al loto e al glicine erano i fiori più importanti della bella stagione, però il grado reale era attribuito solamente a tre fiori quali ciliegio, loto e peonia arbustiva. Proprio quest’ultima viene anche chiamata fiore della prosperità, ma anche pianta dei venti giorni, perché è questa la durata nella quale i fiori riescono a conservare la loro bellezza e freschezza. Nella tradizione la peonia e il crisantemo nei giardini non vengono utilizzate nelle parti centrali, ma sono limitate in aiuole situate in aree riparate e solitamente posizionate sotto le finestre degli appartamenti delle donne, così da poter osservare più da vicino la loro bellezza e i suoi profumi. La peonia fu molto apprezzata dai nobili i quali se ne presero sempre cura in maniera scrupolosa e continua per riuscire ad avere fiori non solo belli ma anche di grandi dimensioni; questa cura includeva, secondo Ito Ifui, che gli steli venissero sfregati con l’olio di camelia così da preservare la parte arbustiva da eventuali parassiti. Nell’arte giapponese i fiori sono sempre connessi con particolari uccelli e la peonia arborea, con i suoi “fiori esuberanti”, i petali lunghi e arricciati, veniva raffigurata insieme ai pavoni. Proprio con questi ultimi o con lo Shishi, un leone mitologico appartenente alla cultura giapponese, venivano molto spesso decorati i muri dei templi e dei palazzi. Dato che alla peonia era stato assegnato il grado reale ed era considerata la regina di tutti i fiori, in tutte le composizioni floreali doveva essere utilizzata da sola e posizionata nella zona d’onore della casa. Anche nella religione giapponese occupa un posto di grande importanza: nello scintoismo vi è una festività chiamata Bommatsur, celebrata dal 13 al 15 luglio corrispondente alla festa di Ognissanti. Durante questa festività gli spiriti dei defunti fanno ritorno per un breve periodo tra i vivi; le cerimonie si svolgono in tutte le case, vengono scelti e preparati dei piatti e la notte le strade vengono illuminate dagli spiriti delle persone che portano in mano “lanterne di peonia”, che consistono in candele fissate al centro di peonie realizzate con carta o seta alla cui estremità vi è un filo sottile che permette di farla oscillare. L’affetto del popolo giapponese per la peonia è dimostrato dalle numerose leggende e tradizioni popolari che la riguardano, tutte caratterizzate da affascinanti simbolismi.

In una leggenda, uno studioso giapponese aveva concentrato tutte le sue ricerche sulla coltivazione delle peonie. Durante una mattinata soleggiata una donna meravigliosa si presentò alla porta dell’uomo chiedendogli di poter essere ospitata; grazie alla sua bellezza l’uomo acconsentì ad ospitare la giovane donna. Per giorni la ragazza che era molto serena e felice aiutò l’uomo e la sua famiglia nelle cure delle loro piante. Durante una terribile tempesta un uomo sconosciuto e misterioso cercò rifugio presso la stessa casa, quando la ragazza lo vide iniziò a scappare dalla paura. Lo studioso la inseguì per calmarla ma la ragazza cadde a terra e svenne. Una volta ripresa, lo studioso si chinò per aiutarla a rialzarsi, ma lei svanì davanti ai suoi occhi. Era lo spirito della peonia. Quando poi l’uomo uscì in giardino scoprì che tutte le sue peonie erano state distrutte dalla tempesta (Harding, 1936).

 MITI GRECI E ROMANI

Il nome del genere Paeonia deriva dal greco e si riferisce alle specie erbacee che crescevano spontaneamente nel nostro continente. Secondo Plinio il suo nome deriverebbe da Peone, che oltre a scoprire questo magnifico fiore lo utilizzò per guarire le ferite di Plutone, che per ringraziarlo gli fece dono dell’immortalità trasformandolo in un fiore di peonia. Per i Greci, infatti, questo fiore proprio per la sua bellezza, aveva l’ammirazione degli dei e per questo si trovava nell’Olimpo.

Secondo un altro mito, Ippolito, che venne ucciso per volere di Fedra per non aver ricambiato il suo folle amore incestuoso, venne riportato in vita con “erbe peonie”;  per questo la leggenda la vuole capace di  riportare in vita i morti. Veniva anche chiamata “Regina di tutto il mondo vegetale” già nei testi di un poeta bucolico greco del III secolo a.C.  Venne consacrata ad Apollo il quale la utilizzava per guarire i feriti in battaglia e per questo il dio era anche chiamato Peonios; Peona invece era il nome del canto di ringraziamento per l’avvenuta guarigione grazie all’intercessione di Apollo e successivamente divenne anche un canto di ringraziamento per le vittorie nelle battaglie. Il medico che curava il ferito attraverso la sua bacchetta magica invocava l’intercessione del dio con l’espressione “O tu Peon”. Anche il momento della raccolta dei fiori della pianta era circondata da un alone di magia e superstizioni; Teofrasto diceva che le radici delle peonie dovevano essere raccolte nottetempo, facendo attenzione a  non essere osservati da picchi poiché questi avrebbero  provato a cavare gli occhi di colui che si trovava lì. Plinio riportava questo racconto che è stato poi     pensa che questa leggenda sia stata creata sia per i raccoglitori di questa pianta che volevano scoraggiare la concorrenza, sia perché vi era la convinzione che un alone di mistero giovasse alla medicina (Osti, 1997).

 L’ARRIVO IN EUROPA DELLE ARBOREE

In Europa le peonie arbustive vennero introdotte verso la fine del diciottesimo secolo, da mercanti Olandesi , Inglesi e Tedeschi che commerciavano con le Indie Orientali ed importarono i primi esemplari ai collezionisti Europei . Molte varietà erano già state ottenute dai vivai Cinesi e Giapponesi con una attività millenaria di selezione. Tante erano le specie scoperte dai cacciatori di piante e spedite in Europa con il fine di lauti guadagni; successivamente ci fu l'epoca d'oro delle ricerche botaniche in Oriente . In un documento del 1656 di un funzionario olandese si trova la prima descrizione di una peonia arbustiva. Dopo circa un secolo ci fu  il boom di richieste per rifornire i giardini Europei delle quattro più famose piante orientali: camelie, crisantemi, azalee e peonie.

Questi esploratori portarono in Europa e in America le specie da cui oggi derivano la maggior parte delle coltivazioni moderne, successivamente ibridandole ottenendo così molte nuove cultivar.