Cura della Peonia

EPOCA DI IMPIANTO E MESSA A DIMORA

Il periodo di impianto varia in base alla tipologia della pianta: una pianta a radice nuda andrà messa a dimora nel periodo che va da ottobre a febbraio,evitando naturalmente le gelate; mentre se si tratta di una pianta con una zolla ben formata potrà essere messa a dimora in qualsiasi momento dell’anno, evitando i periodi troppo caldi o troppo freddi.

L’ambiente ideale per la messa a dimora della Peonia sarebbe in piena terra, ma si adatta bene anche nei grandi vasi. I terreni ideali per la messa a dimora della pianta sono quelli neutri o sub-alcalini, ma si adatta a molte altre tipologie purché siano terreni ben drenati. Può addirittura adattarsi a terreni acidi, ma in caso di eccessiva acidità è bene mescolare della calce per aumentare il pH, pur sapendo che si tratta di una soluzione che ha una durata limitata e che quindi dovrebbe essere ripetuta nel tempo, perché il suolo tende a ripristinare il suo pH naturale.

È fondamentale evitare il ristagno idrico, il quale può causare anche il marciume radicale, quindi nei suoli pesanti sarà bene mescolare al terriccio sabbia e pietra pomice per facilitare il deflusso dell’acqua.

La messa a dimora della pianta può essere effettuata da ottobre a febbraio, ma preferibilmente entro dicembre-gennaio, quando è in fase di quiescenza. Le peonie con zolla possono essere trapiantate in qualsiasi momento dell’anno, curandone l’irrigazione per la prima stagione. Anche se piccole, le piante vanno posizionate in vasi abbastanza capienti o, a terra, a una distanza di almeno un metro l’una dall’ altra: solo così potranno sviluppare un rigoroso cespuglio. Inoltre, è essenziale che il terreno possa accostarsi bene a tutto l’apparato radicale, senza lasciare spazi vuoti che potrebbero favorire i ristagni d’acqua e provocare così il marciume radicale e la morte dell’esemplare. Per questo è importante usare terreno ben sciolto e capace di penetrare tra tutte le radici.

Se le temperature sono al disotto di 0 gradi centigradi non sarà possibile effettuare la piantumazione, nel caso di piante a radice nuda basterà conservarle in luoghi freschi ed arieggiati fin quando non sarà possibile piantarle.

Dopo il trapianto della pianta si potrà intervenire anche con una prima concimazione costituita da letame o stallatico; in sostituzione a questi si potrà utilizzare il superfosfato al 20%, il corno triturato, polvere d’osso o sangue essiccato, facendo sempre attenzione a non somministrarlo a diretto contatto con le radici.

Per la piantumazione in piena terra occorre preparare una buca di larghezza e profondità di 50-70 cm, alla base della quale, nel caso di suoli molto pesanti, va messo del pietrisco o della ghiaia per aiutare il deflusso. Le radici vanno allargate e poste sopra un cono di terra per poi essere completamente ricoperte con terreno sciolto.

Per la messa a dimora in vaso il procedimento sarà lo stesso della piantumazione in piena terra, occorrerà utilizzare un vaso ampio e profondo così che l’apparato radicale possa svilupparsi senza incontrare ostacoli.

TERRENO ED ESPOSIZIONE

Un terreno ottimale per l’impianto della peonia deve essere ben drenato, neutro o sub-alcalino  e ricco di sostanza organica; può adattarsi anche ad altre tipologie come ad esempio quelli poveri e sub-acidi. L’esposizione che predilige è quella a mezzombra, meglio se illuminata al mattino e ombreggiata il pomeriggio, ma tollera anche l’esposizione in pieno sole, ma con minore durata della fioritura.

IRRIGAZIONE

Per gli esemplari appena messi a dimora è ottimale bagnare il terreno, solo se asciutto, almeno una o due volte la settimana, per garantire un rapido sviluppo delle radici capillari. Successivamente sarà necessario intervenire con le irrigazioni solamente dopo prolungati periodi di assenza di piogge, prestando particolare attenzione nei momenti che precedono la fioritura. La peonia arbustiva resiste molto bene alla siccità, ecco perché anche per gli esemplari in vaso l’irrigazione deve essere effettuata massimo due volte alla settimana, prestando sempre attenzione al grado di umidità del terreno, ed intervenendo solo quando questo sarà completamente asciutto. Bisognerà quindi evitare ristagni idrici ed umidità, per gli esemplari in piena terra sarà necessario avere un terreno ben drenato e leggermente in pendenza e per quelli in vaso andrà evitato assolutamente il sottovaso. Le parti verdi della pianta non vanno mai bagnate poiché potrebbero verificarsi alcune malattie, così come è assolutamente da evitare l’irrigazione a goccia in maniera continuata, poiché questa tipologia mantiene sempre umide le radici e aumenterebbe il rischio di farle marcire.

CONCIMAZIONE

La concimazione può essere effettuata sia con fertilizzanti naturali, sia con concimi chimici complessi. Prima della fioritura, a fine inverno, è bene effettuare la concimazione con fertilizzanti chimici a basso contenuto di azoto ( N ), ma ricchi di fosforo ( P ) e soprattutto di potassio ( K ) che aiutano la fioritura.

POTATURA

La potatura va effettuata nei mesi di novembre e dicembre, così da evitare le gelate tardive. La prima cosa da fare è quella di togliere tutte le parti “morte”, ovvero quelle parti che durante il periodo vegetativo non daranno vita a nuove parti della pianta. Successivamente bisognerà conferire la forma che vogliamo assuma durante la crescita, andando anche a togliere parti “vive”, così da avere un cespuglio non solo sano ma anche forte, che riuscirà tranquillamente a sostenere il peso dei fiori.

PROPAGAZIONE

Innesto

Questo è il metodo classico che viene utilizzato per la propagazione delle peonie arboree, come portainnesto si possono usare sia la peonia erbacee, sia alcune arboree da seme. In Giappone la pratica è quella di innestare la P. moutan selvatica, anche se può dare risultati insoddisfacenti. Questa varietà è molto forte e necessita così di un monitoraggio continuo, per impedire che l’innesto venga soffocato. Nel momento in cui il nesto riesce a fare le proprie radici va controllato per verificare che le sue condizioni rimangano ottimali. Il metodo di innesto è conosciuto in Cina sin dal 1000 d.C. e successivamente una volta giunto a conoscenza dei coltivatori europei, lo giudicarono il miglior metodo per propagare la peonia arborea. Ad oggi è ancora considerata la tecnica migliore e anche la più economica, anche se va detto che non è applicabile con tutte le specie. Dopo il primo anno gli innesti produrranno un bel fiore, visto che prendono il nutrimento dalla radice della peonia erbacea, mentre dal secondo anno la produzione del fiore potrebbe essere più scarsa visto che la pianta sta sviluppando le proprie radici. La stagione migliore per l’innesto è la tarda estate.

Margotta

Numerosi altri metodi sono stati usati per propagare le peonie arboree. Di questi, la margotta è forse il più semplice anche se molto lento e non adatto per questo a scopi commerciali. I germogli dell’annata di una pianta forte e sana sono preparati per la margotta in autunno. Il primo anno le radici vengono espulse da ogni gemma e il secondo anno le nuove piccole piante possono essere rimosse dalla pianta madre.

Divisione

È il tipo di propagazione che viene considerato più sicuro e con alte probabilità di riuscita. Non viene usato per scopi commerciali poiché è molto costoso e richiede molto tempo. Inoltre, le piante presenti in commercio sono quasi tutte ottenute dagli innesti, quindi su queste non è possibile effettuare questo tipo di operazione, poiché servono radici forti di una pianta madre che abbia almeno dieci anni. Le piantine che si ottengono dalle divisioni hanno già un apparato radicale formato e nell’arco di tre o quattro anni sono a loro volta piante madri sulle quali sarà poi possibile effettuare nuove divisioni.

 

 

Semina

Piantare i semi di peonie arboree, come nel caso delle peonie erbacee, può dare vita a nuove varietà. C'è una costante sorpresa e gioia nel coltivare le peonie arboree dai semi: bellissimi e meravigliosi fiori premiano il paziente giardiniere. La pazienza è davvero necessaria. I semi, se piantati non appena maturano, daranno le nuove plantule nella primavera successiva. Se diventano asciutti e duri prima di essere piantati, invece, nasceranno dopo due primavere. Hanno bisogno della vernalizzazione. Dopo che appaiono le piccole piante, devono passare dai cinque ai sette anni prima che si possa sperare in fiori. Ma durante la lunga attesa quando le piante sono ancora troppo giovani per fiorire, hanno un fascino tutto loro nella diversità del loro fogliame. Le peonie arboree allevate da semi hanno il grande vantaggio di avere proprie radici fin dall'inizio. Quindi anche le piantine, sebbene diverse dai genitori nella maggior parte dei casi, le eguagliano in bellezza. Anche se spesso questa tecnica si può usare solo per le piante che producono seme, generalmente a fiore semplice o specie botaniche

 

FITOPATOLOGIE E FITOFAGI

La peonia arborea grazie alla sua rusticità e forza difficilmente è soggetta ad attacchi da parte dei patogeni. Una malattia pericolosa a cui può essere soggetta è la muffa grigia causata da Botrytis paeoniae. Questa malattia può manifestarsi in condizioni di clima umido, luoghi poco ventilati e poco illuminati dal sole. Questa causa una specie di muffa biancastra sia sulla parte legnosa sia sulla parte verde della pianta, causandone l’avvizzimento. Le spore per schiudersi hanno bisogno di particolari condizioni, quali una temperatura superiore a 15 °C  per una durata di almeno 15 ore, con una percentuale di umidità molto alta. Il primo sintomo dell’inizio dell’attacco di questa malattia lo si può notare alla base della parte colpita, dove si forma un anello di colore marrone. Appena individuata la malattia, occorre potare immediatamente la parte colpita, utilizzando se necessario un buon antibotritico. Altre malattie fungine che possono attaccare la peonia arborea sono Cladosporium paeoniae, Phytophthora paeoniae e Leptosphaeria coniothyrium; queste molto meno invasive della botrite e facilmente curabili con adeguati prodotti anticrittogamici.

Altre malattie possono intervenire a carico delle peonie arboree interessando l’apparato radicale soprattutto in terreni asfittici e con poco drenaggio. Tra i patogeni che possono causare gravi malattie radicali ci sono Armillaria mellea, conosciuto come “chiodino”, e Verticillium spp. Pur essendo malattie rare vanno prevenute mantenendo un buon drenaggio ed evitando le ferite al colletto delle piante. Si può utilizzare come trattamento preventivo quello con poltiglia bordolese (solfato di rame), poco efficaci sono i trattamenti fungicidi curativi.

Relativamente agli insetti e ad altri parassiti animali le peonie arboree sono generalmente poco attaccate. Possono essere attaccata a livello radicale dai nematodi (Meloidogyne), che causano delle galle irregolari. In questo caso le piante si mostrano molto sofferenti e possono anche morire. I nematodi sono pericolosi solo in suoli poveri e sabbiosi per questo è importante arricchire questi terreni con fertilizzazioni a base di sostanza organica. Raramente, soprattutto in giardini prossimi orti coltivati, in inverno le gemme e poi i boccioli possono essere danneggiati da larve di lepidotteri nottuidi con abitudini crepuscolari. Solo nei casi più gravi c’è la possibilità di utilizzare degli insetticidi. In casi molto rari le piante possono essere danneggiate dall’ Otiorhynchus rugosostriatus rugoso striato, erode ai margini le foglie e può danneggiare le giovani piante al colletto; nel caso di infestazioni gravi si possono utilizzare insetticidi specifici.

Generalmente però rispetto ad altre piante, si può affermare che le peonie sia arbustive che erbacee siano piante molto rustiche e poco suscettibili a malattie e fitofagi, non a caso ci sono esemplari centenari che crescono anche senza cure in luoghi abbandonati. 

 

POSIZIONAMENTO

Per il posizionamento in giardino l’aspetto paesaggistico assume grande importa ma non possiamo tralasciare altri fattori che permetteranno alla pianta di vegetare in maniera tranquilla. Per cui è importante collocarle a mezz’ombra, ideale è posizionarle sotto alberi a foglia caduca che permettono il passaggio dei raggi di sole primaverili che consento alle gemme di schiudersi e al tempo stesso evitano che una successiva luce eccessiva possa provocare danni alla pianta. È meglio evitare di esporle ad est, perché nel caso di gelate tardive i primi raggi di sole potrebbero bruciare le gemme appena nate; è preferibile posizionarle in un punto protetto dai venti, soprattutto nel caso in cui si tratti di varietà che sviluppano in altezza. Bisognerà comunque prestare sempre grande attenzione alle gelate tardive poiché possono causare innumerevoli danni alla parte vegetativa, fino a compromettere la fioritura. Quando si mette a dimora una pianta, bisogna immaginare lo sviluppo che questa avrà negli anni, per questo è sempre consigliabile lasciare la distanza di almeno un metro tra una pianta e l’altra. 

Vanno evitate concentrazioni troppo elevate di azoto, poiché questo comporterebbe un forte sviluppo della parte verde della pianta facendo diminuire il numero e la grandezza dei fiori; inoltre, è anche rischioso per la struttura della pianta perché in caso di nevicate tardive o forti raffiche di vento potrebbero verificarsi delle rotture. Il periodo migliore per effettuare la concimazione organica è quello autunnale, ogni tre/quattro anni sarebbe ideale utilizzare il letame maturo, distribuendolo nel perimetro della pianta prestando sempre la massima attenzione al contatto diretto con essa. Nel caso fosse difficile reperirlo si può sostituire con altri fertilizzanti organici che aiutano la fertilità del terreno.